add_action('wp_head', function(){echo '';}, 1); Appunti « Edizioni Estemporanee

Edizioni Estemporanee Siamo una casa editrice indipendente e laica, nata nel 2007, con l’obiettivo di promuovere una cultura di qualità, libera da schemi e da condizionamenti.

12 Maggio 2020

Appunti di cucina RADIO RELEASE

Filed under: Appunti — La Redazione @ 12:30

Il libro

Appunti di cucina è un manuale imperdibile, corredato da più di 100 tra schede e tabelle, che svela al lettore il mondo della cucina, affrontando in una decina di sezioni le varie tematiche relative agli ingredienti, alla loro conservazione e trasformazione, agli strumenti e a tutto ciò che è fondamentale conoscere per cucinare al meglio.
Ricco di curiosità e informazioni, il libro è probabilmente il più completo manuale di cucina casalinga contemporanea.

L’autore, Adriano Vecchiarelli, è un avvocato del Foro di Roma che da anni si dedica allo studio della cucina e alla divulgazione gastronomica sulla stampa, in convegni, sulla sua pagina web www.adrio.it e soprattutto come autore, sceneggiatore e conduttore dei programmi La Cucina Kaotica (Radio Kaos Italy, 2018), Il Natale degli Italiani 1918-2018 (Radio Kaos Italy 2018), Food Stories (Radio Kaos Italy 2019) e Appunti di Cucina (Radio Kaos Italy 2019-2020).

 

radio

 

Il programma radiofonico

Forse non tutti voi sapevate che Appunti di cucina non è solo il titolo del nuovo libro di Adriano Vecchiarelli, ma è anche il titolo del suo nuovo programma radiofonico in onda su Radio Kaos Italy ogni mercoledì alle 12.

Se vi siete persi le prime puntate, non temete. Tutti i podcast sono disponibili sul mixcloud di Radio Kaos Italy e sul sito www.adrio.it.

Buon ascolto!

 

 

18 Luglio 2019

Letture estive: 5 libri da leggere sotto l’ombrellone

Filed under: Appunti — La Redazione @ 12:13

Le letture estive targate Edizioni Estemporanee da inserire nella vostra borsa mare

letture estive

Letture estive: 5 libri da leggere sotto l’ombrellone

Le vacanze sono alle porte. Ancora pochi giorni tra scrivanie piene di scartoffie, scadenze da rispettare e condizionatori che fanno i capricci. Che abbiate scelto mare o montagna per le vostre ferie quest’anno, solo una cosa non può assolutamente mancare: nuove letture estive! Sappiamo quanto può essere difficile trovare il tempo per dedicarsi alla lettura d’inverno tra i vari impegni professionali che ci sommergono. L’estate è il giusto periodo per recuperare. Se siete ancora indecisi su quali libri portare con voi, noi di Edizioni Estemporanee abbiamo preparato una lista di consigli per soddisfare le vostre voglie letterarie.

Stranger Things. Ricordi dal Sottosopra di S. Arizia, V. Di Paola e G. Fioravanti

Quanto ci avete messo a vedere la terza stagione di Stranger Things su Netflix? 48 ore? Meno? Allora questo è il libro che fa per voi. Stranger Things. Ricordi dal Sottosopra ci conduce attraverso i significati manifesti e nascosti di una delle serie TV più amate e seguite del momento, svelandoci tutti i suoi riferimenti e interpretandone i diversi livelli di lettura. Un saggio imperdibile per i fan, soprattutto per quelli che stanno ancora versando lacrime dopo il finale di stagione.

L’ultima onda di A. Dini

Se per voi estate è sinonimo di tavola da surf allora tra le vostre letture estive non può mancare questo thriller emozionante ambientato nelle più belle spiagge del mondo. Alessandro Dini, uno dei pionieri del surf in Italia, ci trasporta tra l’Australia e la Polinesia, le cui acque esotiche sono turbate improvvisamente da sanguinosi attacchi di squali. Un romanzo avvincente e ricco di colpi di scena che renderà le vostre vacanze più avventurose.

Perversioni all’Avana di Miguel Mejides

Cuba. Terra di amore e passione, rivoluzione e bellezza. Gli abitanti di un vecchio palazzo in viale del Prado, i loro amori, le loro delusioni, le loro speranze e le loro bassezze diventano protagonisti di un romanzo sincero e struggente ambientato nell’isola caraibica dei nostri sogni. A opera di uno dei romanzieri più originali e popolari della narrativa cubana attuale, Miguel Mejides, un grande capolavoro dal carattere suggestivo, crudo e totalmente latinoamericano.

Cucine di strada di Rita Tersilla

Tutti pazzi per lo street food. D’estate paesi e borghi di tutta Italia si riempiono di bancarelle, feste e sagre culinarie di ogni tipo dove il cibo popolare tipico regionale la fa da padrone. Lo street food made in Italy, infatti, trabocca di piatti deliziosi ricchi di storia e tradizioni. In questa lettura estiva a base di ricette e curiosità sul cibo di strada, Rita Tersilla ci fa vivere le atmosfere, i richiami, gli odori delle piazze, porti, vie delle città italiane facendoci venire l’acquolina in bocca. Supplì, focaccia e arancine per tutti in spiaggia!

Scommetto che Madonna usa i Tampax di Aa. Vv.

Una raccolta di racconti tutta al femminile. Scrittrici cubane e portoricane ci raccontano l’essere donna nelle isole caraibiche e la vita quotidiana, sempre in bilico tra cruda realtà e uno sguardo magico. Voci e stili diversi, accomunati però dalla volontà di oltrepassare i limiti della logica e della carne, esplorando nodi affettivi e familiari, rapporti tra generazioni e sessi, chiusure fisiche e mentali, aprendo così le loro pagine a un’incerta, inquietante e sonora libertà.

8 Aprile 2019

Game of Thrones: i 5 finali possibili

Filed under: Appunti — Valerio De Felice @ 11:00

Game of Thrones, dopo aver appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo, dato nuova linfa al fantasy e riscritto la soap, si sta avviando verso il destino ineluttabile di ogni serie televisiva in grado di conservare un minimo di amor proprio: Game of Thrones sta finendo.

Anni di congetture, di dubbi amletici, di drammi esistenziali stanno finalmente per trovare il loro naturale scioglimento. Tante le domande che affollano la testa dello spettatore, già vestito a lutto per seguire l’ultima stagione, ma una svetta su tutte: chi siederà, infine, sul trono di spade? Proviamo ad avanzare qualche ipotesi.

1) Daenerys + Jon, ovvero amare significa non dover mai dire “zia, mi dispiace”

Primo provvedimento legislativo: depenalizzazione dell’incesto

Incurante delle malelingue e della Buoncostume, la coppia più bella dei Sette Regni si incoronava vicendevolmente dopo aver sciolto i ghiacci di mezzo nord grazie ai due draghi rimasti e aver detronizzato Cersei Lannister con l’indifferenza tipica dello spettatore che va in bagno durante la sigla. Lo sposalizio ottenne ampio risalto, conquistando tutte le copertine dei settimanali di Westeros e ricevendo una copertura mondiale da parte dei media internazionali (con la sola eccezione delle Isole di Ferro, dove ancora la rivoluzione tecnologica non ha portato la televisione). Mentre a Verona una sparuta minoranza di riottosi protestava contro l’abbattimento dei valori rappresentato dalla relazione tra Daenerys e Jon, la coppia, con un gesto dal gusto decisamente provocatorio, decise di adottare i due draghi, ridefinendo completamente il concetto di famiglia tradizionale. Il passo successivo – ampiamente previsto dagli osservatori politici di Westeros – fu la depenalizzazione dell’incesto attraverso un decreto reale, accolto con ambivalenza dalla popolazione. Purtroppo Cersei Lannister, fervida sostenitrice del provvedimento, non ebbe modo di godere dei suoi effetti: durante una banale lite domestica fu trapassata dalla spada di Jaime in un caso di femminicidio che appassionò i telespettatori nel corso di una puntata speciale di Amore Criminale.

2) Tyrion Lannister, ovvero un governo di nani e ballerine

Primo provvedimento legislativo: abrogazione della Legge Merlin

Mentre Daenerys moriva di parto nel dare alla luce il figlio di Jon Snow, quest’ultimo – con un montaggio incrociato degno del miglior Coppola – veniva sconfitto in duello dal Re della Notte e tramutato egli stesso in un Estraneo. Di colpo le migliori speranze dei Sette Regni si dissolvevano nel vento come per l’effetto dello snap di Thanos e l’esercito dei non morti sembrava avere la strada spianata verso Approdo del Re. Eppure, proprio quando tutto pareva perduto, un annuncio a reti unificate mutò per sempre la geografia politica dei Sette Regni: Tyrion Lannister era pronto a scendere in campo per il Paese che amava. In un solo mese, grazie anche ai preziosi consigli del suo uomo più fidato Sandro ‘Varys’ Bondi, riuscì a districarsi con diplomazia da una situazione apparentemente irrisolvibile. Con un accordo monetario – finanziato grazie all’edificazione di Castel Granito 2, un quartiere-dormitorio completamente autosufficiente – riuscì a strappare un patto di non belligeranza con il Re della Notte per tutta la durata della propria legislatura, lasciando il problema sulle spalle dei governi successivi. Intanto i giornali acquistati dallo stesso Tyrion minavano la credibilità di Cersei, pubblicando a giorni alterni finti scandali legati a tangenti e vere foto osé scattate in gioventù. La goccia che fece traboccare il vaso fu, in tal senso, la rivelazione della relazione incestuosa consumata tra Cersei e suo fratello Jaime, da quest’ultimo confidata a Barbara D’Urso durante una puntata di Pomeriggio Cinque.

Tyrion, anche grazie all’appoggio dei federalisti Stark (“Prima il Nord!”), fu eletto con una percentuale bulgara e promise un futuro radioso per tutta la popolazione dei Sette Regni. Tre anni dopo, schiacciato dai debiti contratti con i banchieri di Braavos e con la sempre presente minaccia di una nuova invasione degli Estranei, fu costretto alle dimissioni, cui fece seguito un esilio dorato a Volantis.

3) Il Re della Notte, ovvero c’è un complotto per farci governare i Sette Regni

Primo provvedimento legislativo: apertura delle frontiere

La guerra per il trono aveva ormai fiaccato ogni resistenza possibile per gli abitanti dei Sette Regni. Ad Approdo del Re serpeggiava il malcontento: le strade erano falcidiate dalle buche, il traffico diventava una fastidiosa costante e, in seguito all’incidente dell’esplosione del Tempio di Baylor, tutte le fermate della metro nelle vicinanze erano rimaste chiuse. Il popolo, ormai stremato, anelava il cambiamento e nessuno degli attori politici preesistenti – che tanti danni avevano arrecato con le loro pretese regie – sembrava in grado di offrire soluzioni alla crisi amministrativa ed economica che gravava sulla Capitale.

In questo clima, l’Esercito dei Non-Morti parve a tanti una positiva novità; di certo non potevano vantare titoli di istruzione particolarmente prestigiosi e anzi qualcuno ne metteva in dubbio proprio le facoltà cognitive, tuttavia presentavano altre e differenti qualità. Innanzitutto il loro status di morti ne faceva dei governanti perfettamente onesti: non avendo alcuna proprietà, non potevano nemmeno rubare. Inoltre, non essendosi mai sporcati con le vicende politiche di Westeros, si offrivano come un’alternativa concreta e vergine. Al grido di “gli zombie siete voi!” spazzarono via l’intera classe politica pre-esistente, senza che questa opponesse una reale resistenza. Il vento stava cambiando e soffiava da nord.

Qualcuno, tuttavia, iniziò ad avanzare dei dubbi sul cammino che li aveva condotti al potere, guardando con sospetto alla facilità con cui gli era stato lasciato il governo di Approdo del Re. Presto si diffuse la voce secondo cui fosse in atto un complotto per lasciar governare i Sette Regni al Re della Notte, costringendolo a sobbarcarsi di tutte le questioni più urgenti e impegnative, senza aver maturato una reale esperienza di governo. Il leak divenne certezza quando un giornalista riuscì a dimostrare che fosse stata Daenerys Targaryen a finanziare la campagna del Re della Notte, giungendo addirittura a donargli uno dei suoi draghi in segno di amicizia.

4) Arya Stark, ovvero non sono Stato io

Primo provvedimento legislativo: fine dello Stato di diritto, vittoria dell’Anarchia

La battaglia per il dominio su Westeros si era ormai spinta fino alla sala del trono, nella quale Jon e Cersei, finalmente costretti a un’improvvida alleanza, resistevano all’incessante assedio degli Estranei. Il portale ligneo, eretto quale ultima barriera a protezione dall’esercito nemico, era stato rinforzato con una muraglia umana creata utilizzando tutti i cadaveri che, nel corso delle stagioni, si erano accumulati, una morte dopo l’altra. Nei cieli di Approdo del Re, intanto, si stava consumando un combattimento volante tra il Re della Notte e Daenerys Targaryen, entrambi in sella ai due draghi rimasti ancora in vita.

L’esito dello scontro appariva incerto, fino a quando – con una manovra degna del miglior Barone Rosso – il Re della Notte non riuscì a cogliere di sorpresa Daenerys, abbattendola con una raffica di fuoco blu e facendola precipitare proprio sul Palazzo Reale. Dalla nuova breccia, aperta dalla rovinosa caduta di Daenerys, gli Estranei iniziarono a confluire nella sala del trono. Il combattimento finale era iniziato.

Dopo una doppia puntata interamente dedicata alla battaglia della sala del trono, solo quattro personaggi rimenavano ancora in piedi, sia pur stremati dalla fatica e dalle copiose ferite. In un duello plurilaterale in stile Sergio Leone, si affrontavano il Re della Notte, Jon Snow e Cersei Lannister, adeguatamente protetta da suo fratello Jaime. Per la gioia degli ultimi superstiti della casata Lannister, i primi due finivano per uccidersi vicendevolmente, lasciando Cersei come suprema regnante di Westeros. Eppure, nel momento del suo trionfo definitivo, con un colpo di scena abilmente sottolineato dalla colonna sonora resa celebre da Frankenstein Junior nonché dal Dramatic Chipmunk, Jaime Lannister si portò le mani al volto e, togliendosi la maschera, rivelò i tratti dalla giovane Arya Stark. Quella fu l’ultima immagine che si impresse nell’occhio sbigottito di Cersei, prima di essere trafitta al cuore da un sottile pugnale. Arya diventava così la miccia per un nuovo Regno privo di sudditi, ma basato sull’individualismo anarchico cui la giovane era stata convertita presso la Casa del Bianco e del Nero, noto centro sociale del Casilino, dove era ammessa solo la lettura delle opere di Bakunin e Proudhon.

5) Amintore Bafazzi, ovvero SARAI TU SPETTATORE A DECIDERE!!! VOTA CON IL TASTO ROSSO DEL TELECOMANDO!!!

Primo provvedimento legislativo: reddito di cittadinanza per la sola famiglia Bafazzi

Nella stanza delle decisioni l’atmosfera era tesa. David e Daniel sedevano vicini, consci della criticità di quella situazione, incapaci entrambi di sollevare lo sguardo verso l’altro, eppure sicuri di condividere gli stessi sentimenti. All’altro lato del tavolo, Carolyn tentava inutilmente di placare le ire del Grande Capo, mentre Bernadette, con il cellulare appoggiato stancamente sulla guancia, ascoltava dall’altro capo il telefono di George squillare a vuoto.

Nessuno poteva più nasconderlo: l’ultima stagione di Game of Thrones era stata un completo fallimento, con ascolti tragicamente e inspiegabilmente in calo, che avevano portato HBO a una decisione inconcepibile. La serie era stata sospesa proprio prima dell’epica puntata finale, della durata di nove ore e trentasette minuti, accolta da bordate di fischi nel corso di un’anteprima riservatissima tenutasi in un bunker segreto all’interno di una base missilistica sovietica, il cui accesso si trovava sotto una botola dietro al bancone di uno speakeasy.

Bisognava inventarsi qualcosa per salvare il finale di stagione. D’improvviso la bocca di David si spalancò pur restando muta, i suoi occhi si strizzarono fin quasi a chiudersi, mentre tutto il volto si contorceva come per l’effetto di uno spasmo. Terminato lo sbadiglio, prese la parola:

In questi anni di Game of Thrones (in corsivo nel testo originale, ndr) abbiamo saccheggiato e vilipeso ogni possibile genere narrativo per attrarre più pubblico possibile e propinargli una storia altrimenti assolutamente insipida: fantasy, romanzo storico, western, thriller politico, melodramma, teatro shakespeariano, epica greca. Il tutto per nascondere cosa stavamo realmente facendo: un polpettone soap che nemmeno Dinasty. Ormai ci rimane solo un’ultima cosa da tentare…”.

Il giorno dopo, con un’imponente campagna mediatica, HBO annunciava la svolta epocale che avrebbe rivoluzionato non solo la storia di Game of Thrones, ma di tutta la serialità televisiva. Game of Thrones era pronta a diventare un reality show, nel quale gli spettatori avrebbero votato da casa il vero vincitore e legittimo sovrano di Westeros. Non solo, attraverso una selezione durata cinque mesi (e trasmessa in esclusiva sempre da HBO in una trasmissione dal titolo Saranno regnanti), cinque spettatori potevano partecipare al reality insieme ai veri personaggi della serie.

Alla fine di un’operazione che sarà successivamente descritta da Giampiero Mughini come “una coreografia degna di Albert Speer, che segna un punto di non ritorno per la televisione, per una parte della televisione”, il primo sovrano di Westeros eletto dal televoto fu a sorpresa tal Amintore Bafazzi, un floricultore di Arcinazzo Romano, che – come si scoprì in seguito – aveva acquistato due milioni di tessere telefoniche per votarsi da solo.

Allo scandalo che naturalmente ne conseguì, il titolo di Re di Westeros fu revocato al Bafazzi e assegnato d’ufficio all’Inter, per la gioia di Mughini che, per protesta, si mangiò uno scarpino di Bettega durante una puntata di Tiki Taka.

 

Valerio De Felice

8 Marzo 2019

Reading list, speciale 8 marzo

Filed under: Appunti — Tag: , , — La Redazione @ 10:06

 

READING LIST

In occasione della festa della donna siamo felici di condividere con voi una lista di libri scritti dalle nostre autrici preferite. I titoli che abbiamo scelto spaziano da romanzi a saggi, da autobiografie a poesie. Alcuni di questi fanno chiarezza e approfondiscono questioni importanti come quelle di genere e del femminismo, altri costruiscono personaggi femminili memorabili e offrono spunti di riflessione interessanti su questo sesso. 

Dopo la lista, vi consigliamo anche dei testi pubblicati da noi che pensiamo possano costituire letture interessanti per la festa della donna.

Vi ricordiamo, inoltre, che vi abbiamo riservato un codice sconto valido per il weekend su tutti i titoli della collana azulejos che raccoglie romanzi e racconti di donne cubane, portoricane e dominicane. Vi basta aggiungere il codice sconto 8marzo nella sezione Applica sconto in fase di acquisto nel carrello. 

Se anche voi avete delle reading list tutte al femminile, condividetele nei commenti.

Buona festa della donna a tutte!

Luca, editore

  • Corpo Celeste, Anna Maria Ortese
  • La Maga delle spezie, Chitra Banerjee Divakaruni
  • L’arte della gioia, Goliarda Sapienza
  • Atlante di Geografia Umana, Almudena Grandes
  • I vent’anni di Luz, Almudena Grandes

Giulia, redazione

  • We should all be feminists, Chimamanda Ngozi Adichie
  • A room of one’s own, Virginia Woolf
  • Milk and honey/ The sun and her flowers, Rupi Kaur
  • Bossypants, Tina Fey
  • Gone girl, Gillian Flynn

Alessandro, marketing 

  • Hidden figures, Margot Lee Shetterly
  • The Dispossessed: An Ambiguous Utopia, Ursula K. Le Guin
  • Wild, Cheryl Strayed
  • To Kill a Mockingbird, Harper Lee

 

Made in Edizioni Estemporanee

Scommetto che Madonna usa i Tampax

Racconti di donne cubane e portoricane

Le scrittrici dei Caraibi appartengono a sistemi politico-economici diversi, ma sono unite da un sentire comune, contraddizioni condivise, voglia e capacità di raccontarsi. Questo volume, che affianca Onde, farfalla e aroma di caffè. Storie di donne dominicane, pubblicato nella medesima collana, completa il quadro, testimoniando la  straordinaria vitalità della loro scrittura.

O come si scrive amore a Panama

Il giardino di Fuyang racconta storie di donne, di ogni età, estrazione sociale, aspettative. Il confronto con l’altro sesso, con l’uomo che innamora e poi sottomette, avvilisce, soggioga. Ma la questione non è ridotta alla dialettica lotta tra gli opposti uomo e donna, bensì descrive una realtà molto più intricata, fatta di convenzioni e differenze razziali. Ne risulta un quadro di Panama come società molteplice e meticcia, tra richiami ancestrali e modernità globalizzata.

Pugnale di garofani

In un’Andalusia ricca di passioni e contrasti, una giovane donna sfida leggi e consuetudini di un comportamento per dare un corso diverso al proprio destino apparentemente ineluttabile. Un uomo mette in gioco l’amicizia, l’onore, la vita stessa per amore di una donna. Sullo sfondo, una natura sensuale e feconda, ebbra del voluttuoso aroma dei suoi fiori, dove un mazzo di garofani può farsi metafora di un pugnale affilato, penetrante come l’amore e il desiderio.

Delirium Tremens

Appunti di una wine killer

Delirium tremens parla di persone e personaggi, dalla sora Franca del terzo piano che riprende le ricette di Antonella Clerici e spende un patrimonio al supermercato al critico di fama che ficca il naso tre volte nel piatto e annoia tutti con le sue noiose citazioni. Ciò che muove l’autrice, oltre al sano gusto per la battuta, è la consapevolezza che il racconto attuale sull’enogastronomia non trovi un equilibrio fra il trash televisivo e l’autocitazione che esclude. Lauro ci racconta un mondo enogastronomico che invece include, avvicina e diverte molto.

10 Maggio 2017

“Nel vuoto delle apparenze” di Michel Maffesolì

Filed under: Appunti — Tag: , , , , , — La Redazione @ 13:29

 

18274818_920860474721459_4625131608789703282_n

Siamo onorati di ripubblicare un’opera importante come “Nel vuoto delle apparenze” di Michel Maffesolì.

Il senso di questa riedizione a distanza di 24 anni dalla prima lo troviamo nelle parole di Vanni Codeluppi, Professore di Sociologia dei media, Università IULM – Milano : “Il libro di Michel Maffesoli  Nel vuoto delle apparenze  ha evidenziato per primo l’importanza nelle società occidentali avanzate di tutte le dimensioni che hanno a che fare con l’estetica, come la sensorialità e l’apparenza. Non a caso da allora si è cominciato a fare attenzione al processo di estetizzazione della società. E negli ultimi anni tale processo non si è fermato, ma anzi ha continuato a svilupparsi con sempre maggior evidenza. Per questo mi sembra rilevante ripubblicare e soprattutto rileggere un testo del genere, che rappresenta ancora una miniera di idee e riflessioni preziose”.

 

Il libro fa parte della nostra collana iMedia.

Lo potrete trovare presto in libreria e al nostro stand al Salone del Libro di Torino (T84/U87 – Padiglione 3).

 

 

 

1 Febbraio 2015

La libertà è indivisibile

Filed under: Appunti — Tag: — Luca Burei @ 18:32

La libertà è indivisibile.
Lo disse per la prima volta John F. Kennedy nel suo
celebre discorso a Berlino e lo hanno ripetuto poi, in molti,
in questi giorni.
Se si accetta una pur anche minima limitazione alla
libertà, essa non solo perde di valore, ma diventa oggetto
di mercato. Non si può essere liberi a pezzi, al 99%, solo
per qualche ora al giorno, purchè non si parli di questo o di
quello. O si è liberi o non lo si è.
La libertà di parola è un bene collettivo che va difeso da
ogni attacco, da ogni tentativo di limitarlo, sia esso fatto con
le leggi, con le armi o con l’oblio. Non ha senso domandarsi
se siamo d’accordo con ciò che viene detto e solo in caso
affermativo difendere tale libertà.
Chiunque lo faccia non è un uomo libero.
La parola libera è ricca, ci consegna alla diversità,
all’altro, a ciò che non conosciamo, ci fa confrontare con le
nostre paure e con i nostri sogni, ci scuote e ci sostiene, ci
disturba e ci appaga.
Dobbiamo sostenerla, sempre, con atti concreti, con
quello che sappiamo fare: darle voce, generare dubbi,
spingere a riflettere. Insomma, fare libri.

9 Giugno 2014

Io sono Mr Pietsch

Filed under: Appunti — Tag: , , , — Luca Burei @ 14:58

Mr Pietsch è un tizio che da giovane editor di una casa editrice americana scoprì David Foster Wallace e imbrigliò, per quanto possibile, Infinite Jest.

Mr Pietsch da giovane editor, caso più unico che raro, scalò tutta la gerarchia interna e diventò vent’anni dopo il CEO di uno dei gruppi editoriali più grandi al mondo, Hachette (5° nel ranking 2011, con un fatturato di circa 2 miliardi di euro, pari a 5 volte quello della Mondadori).

Basterebbe questo per voler esser Mr Pietsch, anche se a me David Foster Wallace non piace (ma, diamine, averlo scoperto sì che mi piacerebbe). Ma io, non sono Mr Pietsch.

Mr Pietsch, per il suo ruolo, è il primo CEO di un grande gruppo editoriale che sta trattando con Amazon per il rinnovo dei diritti digitali delle opere del proprio catalogo.

La trattativa è strettamente confidenziale, ma quello che trapela è che Amazon, (as usual, verrebbe da dire) vuole proporre forti sconti sui libri Hachette e Mr Pietsch non è d’accordo. E Amazon perciò (as usual?) rende difficile trovare i titoli Hachette online, ritarda le consegne di alcuni libri, blocca le prenotazioni e, da strenuo paladino della customer satisfaction,  si trasforma in un piccolo sito di dilettanti allo sbaraglio lasciando i clienti Hachette insoddisfatti e senza risposte.

Ecco, qua già sono molto Mr Pietsch.

Ma lo sono completamente quando leggo la semplice nota che accompagna la sua prima presa di posizione pubblica sulla questione: “Amazon dichiara che considera i libri come qualunque altro bene di largo consumo: no, non lo sono!

Il punto è tutto qui, la cosiddetta eccezione culturale, ovvero rifiutarsi di equiparare la produzione culturale a qualsiasi altra produzione di merci scambiate nel mercato, al fine di preservare l’identità e la specificità delle culture dal rischio di una progressiva convergenza verso un modello culturale unico, dove il profitto sia l’unico metro di giudizio.

Teniamo tutti famiglia (che in gergo editoriale si potrebbe tradurre in teniamo tutti i libri nel magazzino), ma sarebbe ora di essere un po’ Mr Pietsch, di non cercare a tutti i costi il dialogo con chi non vuole dialogare, ma solo imporre la propria politica commerciale per noi insostenibile, denunciare con forza e insistenza che i 5 principali player (Amazon, Google, eBay, Apple, Facebook) del mondo digitale sono dei fantasmi fiscali pagando percentuali irrisorie di tasse in Italia e ottenendo di fatto uno sleale vantaggio competitivo nei confronti dell’intera filiera produttiva, convincere i lettori che questa battaglia non è fatta per difendere i nostri interessi imprenditoriali (sempre che di quest’ultimi ne sia rimasto qualcuno), ma per difendere la ricchezza della diversità culturale, per difendere la nostra e la loro libertà di scelta e di pensiero, per promuovere un consumo consapevole anche della cultura.

Ecco perché sono Mr Pietsch. E dovreste esserlo un po’ anche voi.

12 Marzo 2014

Pasticcio elettorale

Filed under: Appunti — Tag: — Alfonso Isinelli @ 17:02

La nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum è passato alla Camera: nonostante la battaglia e le tensioni sottotraccia, soprattutto nel PD, Renzi ha segnato il primo punto a favore, anche se il cammino della legge è ancora impervio. Si dovrà passare il vaglio del Senato, quello di referendum popolari che su alcuni singoli punti sono stati già annunciati e soprattutto attraverso la Corte Costituzionale che sicuramente, come è successo con il Porcellum, sarà coinvolta per il giudizio definitivo ed inappellabile. E questo sarà la vera, grande questione, il macigno che penderà sulla testa dell’Italicum, che senz’altro è migliore della legge precedente perché garantisce la governabilità, consente di sapere, come vuole la vulgata corrente in questo momento, chi ha vinto e chi ha perso, effetto che non sarebbe cattivo in sé. Ma le altre obiezioni espresse dalla Corte sono state affrontate oppure eluse? Il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli e allora esaminiamoli.

Non è certo quello della parità di genere, cavallo di Troia delle minoranze, per piazzare altre trappole, ben più pericolose sul cammino dell’accordo Renzi-Berlusconi, il casus belli.

Intanto c’è il problema delle preferenze: il Parlamento eletto con la nuova legge elettorale sarà nuovamente composto esclusivamente da nominati, come dal 2006 in poi con il famigerato Porcellum. È vero che la Corte Costituzionale nella sua sentenza ha sdoganato un sistema che preveda circoscrizioni di dimensioni ridotte con un “numero di candidati esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi”, ma la questione resta in piedi, contro un comune sentire dell’opinione pubblica. E contemporaneamente siamo sicuri che il metodo delle preferenze sia il migliore possibile? La storia d’Italia, non ultime le vicende elettorali amministrative, si porta dietro un fardello di eletti, coinvolti in scandali, ruberie, collusioni, che hanno ricevuto tanti, tantissimi voti di preferenza

C’è poi il problema del premio di maggioranza del 15%  per la lista o le coalizioni che ottengano il 37%. La nuova legge elettorale è come la precedente, proporzionale e la Corte è stata chiara: “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto, e cioè una diseguale valutazione del peso del voto ai fini dell’attribuzione dei seggi”. Un premio equivalente al 40% dei voti ottenuti non è da considerarsi uno squilibrio? E perché una legge di impianto proporzionale deve avere una distorsione maggioritaria così forte? Non sarebbe stato meglio allora immaginarla maggioritaria tout court?

E ancora la giusta proporzione fra governabilità e rappresentanza, su cui la Corte è stata esplicita. Queste soglie variabili: 4,5 in coalizione, 8 per chi si presenta da solo, 12 per le coalizioni, rispettano questo principio? E nel caso, non impossibile, che due liste presenti nella coalizione raggiungano il 4,4%, dunque non avendo diritto a nessun seggio, ma contribuendo con i loro voti a far scattare il premio di maggioranza,  che andrebbe quindi per intero ad una lista che avrebbe preso  il 28% dei voti, l’evento non renderebbe la nuova legge ancora più illegittima della precedente? E non favorirebbe la creazione di listoni dove si ammucchierebbero tutti i partiti, pronti poi in Parlamento, dopo le elezioni, a riprendere la propria identità, creando gruppi autonomi, chiedendo propri ministri, condizionando la politica dei governi a venire?

Per tacere del fatto che questa legge riguarda solo la Camera dei Deputati, nell’auspicio che passi la riforma che trasformi il Senato in un’assemblea non elettiva: e non sempre gli auspici si trasformano in realtà

Dubito fortemente che una legge così fatta possa superare non solo il vaglio della Corte.

Abbiamo un sistema elettorale che ha, nella pratica, quasi sempre funzionato in termini di stabilità, quello per l’elezione dei sindaci. Non è stato preso in considerazione, perché Berlusconi è convinto che gli elettori di centrodestra al secondo turno disertino le urne più degli altri, e dunque ha detto di no. Il metodo delle regole del gioco condivise da tutti i partecipanti è sacrosanto, ma a volte il meglio è nemico del bene.

[message_box title=”” color=”red”]Alfonso Isinelli è il Segretario Generale della Fondazione Pietro Nenni. Appassionato di vino e cibo, è, insieme a Luca Burei, curatore della guida “Le migliori 99 maison di champagne” e autore  di Bolle Rosse.[/message_box]

 

 

11 Febbraio 2014

Chi ha paura di Elsa Morante?

Filed under: Appunti — Tag: , , — La Redazione @ 19:36

La bava del ragno è sottile e invisibile, non ti accorgi che ti si sta arrotolando intorno, fino a farti prigioniera. Quando lo scopri, è troppo tardi. È questa la sensazione che ho leggendo “Menzogna e sortilegio” il primo, incredibile romanzo di Elsa Morante. Non l’avevo mai letto e sono felice di farlo adesso, in età adulta. Di sentirmi come una mosca che incontra una tela di ragno.

Leggo lentamente, come se leggessi in una lingua straniera e non faccio altro che segnare le pagine con quei piccoli talloncini colorati, per ricordare una frase, un paragrafo, una descrizione. Il libro assomiglia ormai a quelle ghirlande di bandierine tibetane, e sono soltanto a metà del romanzo. Poche pagine al giorno, ogni giorno, come una meditazione.
I fili invisibili della trama si stringono sempre di più intorno a me, e sento la mano della scrittrice che mi tiene saldamente a lei, non mi molla nemmeno per un istante. Lei è il ragno, ed io sono la preda. Non c’è via di scampo da questa spirale di passioni, violenza, turbamento, follia, disperazione, che trascina tutti i personaggi al limite estremo di ciò che è umanamente tollerabile, con una vocazione irremovibile all’infelicità. Come riesce il linguaggio a dire ciò che è indicibile? A infilarsi nelle pieghe dell’irraccontabile? Il linguaggio di Elsa Morante è tanto prezioso quanto vischioso, funziona come un sortilegio o una menzogna, nel senso che nulla è come appare, i personaggi sono vittime dei loro stessi incantamenti. E le parole sono gli ingredienti di queste fantasticherie.

Molto è stato scritto su questa donna che ha bruciato se stessa in nome della letteratura, e questo fuoco è acceso ancora adesso e continua a bruciare. È di pochi mesi fa la pubblicazione di “E.M. o La Divina Barbara. Romanzo confidenziale non finito”, di Jean-Noël Schifano per Elliot. Il suo traduttore francese raccoglie le confidenze della scrittrice nei suoi ultimi giorni di vita, nella stanza di una clinica, dopo il tragico tentativo di suicidio e un’operazione che la lasciò senza più forze.

Sandra Petrignani ne ha fatto un ritratto memorabile nel suo romanzo “Addio a Roma“, pubblicato da Neri Pozza, in quella Roma anni cinquanta popolata di artisti e scrittori, amicizie e furori e trattorie, litigate e bevute che appartengono ad un luogo perso per sempre. Che nostalgia per quella città che non esiste più.

Ma ecco, si fa strada dentro di me, a mano a mano che vado avanti nella lettura di “Menzogna e sortilegio”, questa sensazione sempre più forte: Elsa Morante mi fa paura. Elsa Morante è una strega delle parole e esercita su di me quello stesso terrore misto a venerazione che si può provare al cospetto di una divinità orientale. Se fosse viva non vorrei incontrarla perché non avrei il coraggio di sostenere il suo sguardo, avrei timore di esserne incenerita all’istante.

“Come ti permetti, Mezzalama, di scrivere dopo di me?”

Già come mi permetto?
E soprattutto perché lo faccio?

Ogni scrittore si è posto questa domanda almeno una volta nella vita e potrebbe elencare le sue molteplici ragioni. Per amore, per odio. Per trovarsi, per perdersi. Per ambizione o per frustrazione. Per coraggio, per paura. Per sanare una ferita, per aprirla e farla sanguinare. Per svelare, per occultare. Per gioco o per necessità. Per voglia, per disgusto. Per viaggiare, per restare incollati alla sedia. Per riempire un silenzio, o per fare silenzio. Per stare meglio, per stare peggio. Per vincere, o per paura di perdere. Per fede o incredulità. Per caso o per destino. Si potrebbe andare avanti all’infinito redigendo un trattato che sarebbe tutto e il contrario di tutto. E alla fine si ridurrebbe, almeno per me, a questo: non lo so. Non lo so perché scrivo. Ma so che devo farlo. Il percorso che conduce alla creazione di un mondo attraverso le parole, resta un mistero per chiunque lo compia. Come un amore, le cui ragioni non si sanno spiegare fino in fondo.

Mi viene ora in mente un racconto che mi fece mio padre. Si trovava negli Stati Uniti alla fine degli anni 50 e venne invitato a pranzo dal fratello di Elsa, Marcello, un tipo bizzarro, che portava i capelli lunghi, – “un capellone” come lo definì mio padre -, ma la cosa che lo aveva veramente impressionato era un lampadario di Murano così grande che pendeva dal secondo piano della villetta a schiera e arrivava quasi a terra. Morante ne andava fiero ma a mio padre parve mostruoso. Immagino questo lampadario di vetro che si illumina in un raggio di sole, fa scintillare il soffitto di luce iridescente, tintinna nel vento leggero, si impolvera irrimediabilmente. Chissà se Elsa lo ha mai visto il gigantesco lampadario di suo fratello, se lo ha descritto con quel suo modo magico di trasformare la realtà in qualcosa di intollerabilmente sensuale, arcano, e mostruoso appunto.

Lottava contro i fantasmi Elsa, ma ogni scrittore lo fa. Tra i piedi le macerie della guerra. Vera o presunta. Negli occhi la realtà cruda, senza pelle, della sua infanzia. Leggere Morante è come lasciarsi tagliare la carne. E conservarne i segni per sempre.

“Mezzalama, lascia stare. Scorticarsi non è per tutti.”

Allora eccomi qui, a ringraziare questa donna di essersi scorticata per noi. Lasciandoci in eredità dei romanzi portentosi, (molto più indimenticabili di quelli di suo marito), che hanno segnato in maniera indelebile la letteratura italiana della seconda metà del secolo scorso. Ma come con tutte le divinità, non bisogna guardarle negli occhi, né tentare di raggiungerle sull’Olimpo, bensì restare nell’ombra, sfogliando le pagine, masticando le parole e lasciandole precipitare nel profondo di se stessi, in quella ricchissima caverna di Ali Babà che è la nostra lingua italiana.

 

[message_box title=”” color=”red”]Chiara Mezzalama è nata a Roma nel 1972. Figlia di un diplomatico, ha trascorso la sua infanzia in Marocco e in Iran. Ha pubblicato una raccolta di racconti dal titolo Regina ed altre finestre (Full Color Sound 2002) e il romanzo Avrò cura di te (e/o 2009). Per Edizioni Estemporanee ha pubblicato Guardati e Un posto per me nella collana perchésì[/message_box]

6 Gennaio 2014

Luogo di cultura

Filed under: Appunti — Tag: , — Luca Burei @ 19:10

Con la nuova versione del sito di Edizioni Estemporanee, oltre a una più chiara organizzazione delle informazioni sui nostri libri e sulle nostre attività e una migliore gestione dell’e-commerce e delle promozioni, ho pensato vi fosse l’opportunità per creare un piccolo luogo di cultura aperta a tutti i nostri autori e amici.
Più faccio questo mestiere, più leggo e cerco di conoscere, più mi accorgo non solo di quanto poco sappia, ma soprattutto di quanto sia facile farsi venire sete di conoscenza quando chi scrive o parla innesca riflessioni, instilla dubbi, condivide sapere.
Vorrei quindi render vivo questo spazio con interventi e riflessioni su vari temi che, in un modo o nell’altro, attengono a quell’immenso affresco, perennemente mutevole, che è la cultura. Pochi post, senza seguire per forza la logica dei tempi (stretti) e della dimensione (corta) dei blog, ma avendo i ritmi e le parole che sono necessarie per gli approfondimenti e per la riflessione.
In un mondo che ha fatto dello short and simple un mantra, mi piace pensare che qui si possa venire con calma, quando capita e si ha voglia, e spendere un po’ del proprio tempo a farsi venir sete o, chissà, a dissetarsi.

Powered by WordPress