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Io sono Mr Pietsch

Mr Pietsch è un tizio che da giovane editor di una casa editrice americana scoprì David Foster Wallace e imbrigliò, per quanto possibile, Infinite Jest.

Mr Pietsch da giovane editor, caso più unico che raro, scalò tutta la gerarchia interna e diventò vent’anni dopo il CEO di uno dei gruppi editoriali più grandi al mondo, Hachette (5° nel ranking 2011, con un fatturato di circa 2 miliardi di euro, pari a 5 volte quello della Mondadori).

Basterebbe questo per voler esser Mr Pietsch, anche se a me David Foster Wallace non piace (ma, diamine, averlo scoperto sì che mi piacerebbe). Ma io, non sono Mr Pietsch.

Mr Pietsch, per il suo ruolo, è il primo CEO di un grande gruppo editoriale che sta trattando con Amazon per il rinnovo dei diritti digitali delle opere del proprio catalogo.

La trattativa è strettamente confidenziale, ma quello che trapela è che Amazon, (as usual, verrebbe da dire) vuole proporre forti sconti sui libri Hachette e Mr Pietsch non è d’accordo. E Amazon perciò (as usual?) rende difficile trovare i titoli Hachette online, ritarda le consegne di alcuni libri, blocca le prenotazioni e, da strenuo paladino della customer satisfaction,  si trasforma in un piccolo sito di dilettanti allo sbaraglio lasciando i clienti Hachette insoddisfatti e senza risposte.

Ecco, qua già sono molto Mr Pietsch.

Ma lo sono completamente quando leggo la semplice nota che accompagna la sua prima presa di posizione pubblica sulla questione: “Amazon dichiara che considera i libri come qualunque altro bene di largo consumo: no, non lo sono!

Il punto è tutto qui, la cosiddetta eccezione culturale, ovvero rifiutarsi di equiparare la produzione culturale a qualsiasi altra produzione di merci scambiate nel mercato, al fine di preservare l’identità e la specificità delle culture dal rischio di una progressiva convergenza verso un modello culturale unico, dove il profitto sia l’unico metro di giudizio.

Teniamo tutti famiglia (che in gergo editoriale si potrebbe tradurre in teniamo tutti i libri nel magazzino), ma sarebbe ora di essere un po’ Mr Pietsch, di non cercare a tutti i costi il dialogo con chi non vuole dialogare, ma solo imporre la propria politica commerciale per noi insostenibile, denunciare con forza e insistenza che i 5 principali player (Amazon, Google, eBay, Apple, Facebook) del mondo digitale sono dei fantasmi fiscali pagando percentuali irrisorie di tasse in Italia e ottenendo di fatto uno sleale vantaggio competitivo nei confronti dell’intera filiera produttiva, convincere i lettori che questa battaglia non è fatta per difendere i nostri interessi imprenditoriali (sempre che di quest’ultimi ne sia rimasto qualcuno), ma per difendere la ricchezza della diversità culturale, per difendere la nostra e la loro libertà di scelta e di pensiero, per promuovere un consumo consapevole anche della cultura.

Ecco perché sono Mr Pietsch. E dovreste esserlo un po’ anche voi.

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