• Carrello

Pasticcio elettorale

La nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum è passato alla Camera: nonostante la battaglia e le tensioni sottotraccia, soprattutto nel PD, Renzi ha segnato il primo punto a favore, anche se il cammino della legge è ancora impervio. Si dovrà passare il vaglio del Senato, quello di referendum popolari che su alcuni singoli punti sono stati già annunciati e soprattutto attraverso la Corte Costituzionale che sicuramente, come è successo con il Porcellum, sarà coinvolta per il giudizio definitivo ed inappellabile. E questo sarà la vera, grande questione, il macigno che penderà sulla testa dell’Italicum, che senz’altro è migliore della legge precedente perché garantisce la governabilità, consente di sapere, come vuole la vulgata corrente in questo momento, chi ha vinto e chi ha perso, effetto che non sarebbe cattivo in sé. Ma le altre obiezioni espresse dalla Corte sono state affrontate oppure eluse? Il diavolo, come sempre, si nasconde nei dettagli e allora esaminiamoli.

Non è certo quello della parità di genere, cavallo di Troia delle minoranze, per piazzare altre trappole, ben più pericolose sul cammino dell’accordo Renzi-Berlusconi, il casus belli.

Intanto c’è il problema delle preferenze: il Parlamento eletto con la nuova legge elettorale sarà nuovamente composto esclusivamente da nominati, come dal 2006 in poi con il famigerato Porcellum. È vero che la Corte Costituzionale nella sua sentenza ha sdoganato un sistema che preveda circoscrizioni di dimensioni ridotte con un “numero di candidati esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi”, ma la questione resta in piedi, contro un comune sentire dell’opinione pubblica. E contemporaneamente siamo sicuri che il metodo delle preferenze sia il migliore possibile? La storia d’Italia, non ultime le vicende elettorali amministrative, si porta dietro un fardello di eletti, coinvolti in scandali, ruberie, collusioni, che hanno ricevuto tanti, tantissimi voti di preferenza

C’è poi il problema del premio di maggioranza del 15%  per la lista o le coalizioni che ottengano il 37%. La nuova legge elettorale è come la precedente, proporzionale e la Corte è stata chiara: “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto, e cioè una diseguale valutazione del peso del voto ai fini dell’attribuzione dei seggi”. Un premio equivalente al 40% dei voti ottenuti non è da considerarsi uno squilibrio? E perché una legge di impianto proporzionale deve avere una distorsione maggioritaria così forte? Non sarebbe stato meglio allora immaginarla maggioritaria tout court?

E ancora la giusta proporzione fra governabilità e rappresentanza, su cui la Corte è stata esplicita. Queste soglie variabili: 4,5 in coalizione, 8 per chi si presenta da solo, 12 per le coalizioni, rispettano questo principio? E nel caso, non impossibile, che due liste presenti nella coalizione raggiungano il 4,4%, dunque non avendo diritto a nessun seggio, ma contribuendo con i loro voti a far scattare il premio di maggioranza,  che andrebbe quindi per intero ad una lista che avrebbe preso  il 28% dei voti, l’evento non renderebbe la nuova legge ancora più illegittima della precedente? E non favorirebbe la creazione di listoni dove si ammucchierebbero tutti i partiti, pronti poi in Parlamento, dopo le elezioni, a riprendere la propria identità, creando gruppi autonomi, chiedendo propri ministri, condizionando la politica dei governi a venire?

Per tacere del fatto che questa legge riguarda solo la Camera dei Deputati, nell’auspicio che passi la riforma che trasformi il Senato in un’assemblea non elettiva: e non sempre gli auspici si trasformano in realtà

Dubito fortemente che una legge così fatta possa superare non solo il vaglio della Corte.

Abbiamo un sistema elettorale che ha, nella pratica, quasi sempre funzionato in termini di stabilità, quello per l’elezione dei sindaci. Non è stato preso in considerazione, perché Berlusconi è convinto che gli elettori di centrodestra al secondo turno disertino le urne più degli altri, e dunque ha detto di no. Il metodo delle regole del gioco condivise da tutti i partecipanti è sacrosanto, ma a volte il meglio è nemico del bene.

Alfonso Isinelli è il Segretario Generale della Fondazione Pietro Nenni. Appassionato di vino e cibo, è, insieme a Luca Burei, curatore della guida “Le migliori 99 maison di champagne” e autore  di Bolle Rosse.

 

 

Rispondi

*