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Game of Thrones: i 5 finali possibili

Game of Thrones, dopo aver appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo, dato nuova linfa al fantasy e riscritto la soap, si sta avviando verso il destino ineluttabile di ogni serie televisiva in grado di conservare un minimo di amor proprio: Game of Thrones sta finendo.

Anni di congetture, di dubbi amletici, di drammi esistenziali stanno finalmente per trovare il loro naturale scioglimento. Tante le domande che affollano la testa dello spettatore, già vestito a lutto per seguire l’ultima stagione, ma una svetta su tutte: chi siederà, infine, sul trono di spade? Proviamo ad avanzare qualche ipotesi.

1) Daenerys + Jon, ovvero amare significa non dover mai dire “zia, mi dispiace”

Primo provvedimento legislativo: depenalizzazione dell’incesto

Incurante delle malelingue e della Buoncostume, la coppia più bella dei Sette Regni si incoronava vicendevolmente dopo aver sciolto i ghiacci di mezzo nord grazie ai due draghi rimasti e aver detronizzato Cersei Lannister con l’indifferenza tipica dello spettatore che va in bagno durante la sigla. Lo sposalizio ottenne ampio risalto, conquistando tutte le copertine dei settimanali di Westeros e ricevendo una copertura mondiale da parte dei media internazionali (con la sola eccezione delle Isole di Ferro, dove ancora la rivoluzione tecnologica non ha portato la televisione). Mentre a Verona una sparuta minoranza di riottosi protestava contro l’abbattimento dei valori rappresentato dalla relazione tra Daenerys e Jon, la coppia, con un gesto dal gusto decisamente provocatorio, decise di adottare i due draghi, ridefinendo completamente il concetto di famiglia tradizionale. Il passo successivo – ampiamente previsto dagli osservatori politici di Westeros – fu la depenalizzazione dell’incesto attraverso un decreto reale, accolto con ambivalenza dalla popolazione. Purtroppo Cersei Lannister, fervida sostenitrice del provvedimento, non ebbe modo di godere dei suoi effetti: durante una banale lite domestica fu trapassata dalla spada di Jaime in un caso di femminicidio che appassionò i telespettatori nel corso di una puntata speciale di Amore Criminale.

2) Tyrion Lannister, ovvero un governo di nani e ballerine

Primo provvedimento legislativo: abrogazione della Legge Merlin

Mentre Daenerys moriva di parto nel dare alla luce il figlio di Jon Snow, quest’ultimo – con un montaggio incrociato degno del miglior Coppola – veniva sconfitto in duello dal Re della Notte e tramutato egli stesso in un Estraneo. Di colpo le migliori speranze dei Sette Regni si dissolvevano nel vento come per l’effetto dello snap di Thanos e l’esercito dei non morti sembrava avere la strada spianata verso Approdo del Re. Eppure, proprio quando tutto pareva perduto, un annuncio a reti unificate mutò per sempre la geografia politica dei Sette Regni: Tyrion Lannister era pronto a scendere in campo per il Paese che amava. In un solo mese, grazie anche ai preziosi consigli del suo uomo più fidato Sandro ‘Varys’ Bondi, riuscì a districarsi con diplomazia da una situazione apparentemente irrisolvibile. Con un accordo monetario – finanziato grazie all’edificazione di Castel Granito 2, un quartiere-dormitorio completamente autosufficiente – riuscì a strappare un patto di non belligeranza con il Re della Notte per tutta la durata della propria legislatura, lasciando il problema sulle spalle dei governi successivi. Intanto i giornali acquistati dallo stesso Tyrion minavano la credibilità di Cersei, pubblicando a giorni alterni finti scandali legati a tangenti e vere foto osé scattate in gioventù. La goccia che fece traboccare il vaso fu, in tal senso, la rivelazione della relazione incestuosa consumata tra Cersei e suo fratello Jaime, da quest’ultimo confidata a Barbara D’Urso durante una puntata di Pomeriggio Cinque.

Tyrion, anche grazie all’appoggio dei federalisti Stark (“Prima il Nord!”), fu eletto con una percentuale bulgara e promise un futuro radioso per tutta la popolazione dei Sette Regni. Tre anni dopo, schiacciato dai debiti contratti con i banchieri di Braavos e con la sempre presente minaccia di una nuova invasione degli Estranei, fu costretto alle dimissioni, cui fece seguito un esilio dorato a Volantis.

3) Il Re della Notte, ovvero c’è un complotto per farci governare i Sette Regni

Primo provvedimento legislativo: apertura delle frontiere

La guerra per il trono aveva ormai fiaccato ogni resistenza possibile per gli abitanti dei Sette Regni. Ad Approdo del Re serpeggiava il malcontento: le strade erano falcidiate dalle buche, il traffico diventava una fastidiosa costante e, in seguito all’incidente dell’esplosione del Tempio di Baylor, tutte le fermate della metro nelle vicinanze erano rimaste chiuse. Il popolo, ormai stremato, anelava il cambiamento e nessuno degli attori politici preesistenti – che tanti danni avevano arrecato con le loro pretese regie – sembrava in grado di offrire soluzioni alla crisi amministrativa ed economica che gravava sulla Capitale.

In questo clima, l’Esercito dei Non-Morti parve a tanti una positiva novità; di certo non potevano vantare titoli di istruzione particolarmente prestigiosi e anzi qualcuno ne metteva in dubbio proprio le facoltà cognitive, tuttavia presentavano altre e differenti qualità. Innanzitutto il loro status di morti ne faceva dei governanti perfettamente onesti: non avendo alcuna proprietà, non potevano nemmeno rubare. Inoltre, non essendosi mai sporcati con le vicende politiche di Westeros, si offrivano come un’alternativa concreta e vergine. Al grido di “gli zombie siete voi!” spazzarono via l’intera classe politica pre-esistente, senza che questa opponesse una reale resistenza. Il vento stava cambiando e soffiava da nord.

Qualcuno, tuttavia, iniziò ad avanzare dei dubbi sul cammino che li aveva condotti al potere, guardando con sospetto alla facilità con cui gli era stato lasciato il governo di Approdo del Re. Presto si diffuse la voce secondo cui fosse in atto un complotto per lasciar governare i Sette Regni al Re della Notte, costringendolo a sobbarcarsi di tutte le questioni più urgenti e impegnative, senza aver maturato una reale esperienza di governo. Il leak divenne certezza quando un giornalista riuscì a dimostrare che fosse stata Daenerys Targaryen a finanziare la campagna del Re della Notte, giungendo addirittura a donargli uno dei suoi draghi in segno di amicizia.

4) Arya Stark, ovvero non sono Stato io

Primo provvedimento legislativo: fine dello Stato di diritto, vittoria dell’Anarchia

La battaglia per il dominio su Westeros si era ormai spinta fino alla sala del trono, nella quale Jon e Cersei, finalmente costretti a un’improvvida alleanza, resistevano all’incessante assedio degli Estranei. Il portale ligneo, eretto quale ultima barriera a protezione dall’esercito nemico, era stato rinforzato con una muraglia umana creata utilizzando tutti i cadaveri che, nel corso delle stagioni, si erano accumulati, una morte dopo l’altra. Nei cieli di Approdo del Re, intanto, si stava consumando un combattimento volante tra il Re della Notte e Daenerys Targaryen, entrambi in sella ai due draghi rimasti ancora in vita.

L’esito dello scontro appariva incerto, fino a quando – con una manovra degna del miglior Barone Rosso – il Re della Notte non riuscì a cogliere di sorpresa Daenerys, abbattendola con una raffica di fuoco blu e facendola precipitare proprio sul Palazzo Reale. Dalla nuova breccia, aperta dalla rovinosa caduta di Daenerys, gli Estranei iniziarono a confluire nella sala del trono. Il combattimento finale era iniziato.

Dopo una doppia puntata interamente dedicata alla battaglia della sala del trono, solo quattro personaggi rimenavano ancora in piedi, sia pur stremati dalla fatica e dalle copiose ferite. In un duello plurilaterale in stile Sergio Leone, si affrontavano il Re della Notte, Jon Snow e Cersei Lannister, adeguatamente protetta da suo fratello Jaime. Per la gioia degli ultimi superstiti della casata Lannister, i primi due finivano per uccidersi vicendevolmente, lasciando Cersei come suprema regnante di Westeros. Eppure, nel momento del suo trionfo definitivo, con un colpo di scena abilmente sottolineato dalla colonna sonora resa celebre da Frankenstein Junior nonché dal Dramatic Chipmunk, Jaime Lannister si portò le mani al volto e, togliendosi la maschera, rivelò i tratti dalla giovane Arya Stark. Quella fu l’ultima immagine che si impresse nell’occhio sbigottito di Cersei, prima di essere trafitta al cuore da un sottile pugnale. Arya diventava così la miccia per un nuovo Regno privo di sudditi, ma basato sull’individualismo anarchico cui la giovane era stata convertita presso la Casa del Bianco e del Nero, noto centro sociale del Casilino, dove era ammessa solo la lettura delle opere di Bakunin e Proudhon.

5) Amintore Bafazzi, ovvero SARAI TU SPETTATORE A DECIDERE!!! VOTA CON IL TASTO ROSSO DEL TELECOMANDO!!!

Primo provvedimento legislativo: reddito di cittadinanza per la sola famiglia Bafazzi

Nella stanza delle decisioni l’atmosfera era tesa. David e Daniel sedevano vicini, consci della criticità di quella situazione, incapaci entrambi di sollevare lo sguardo verso l’altro, eppure sicuri di condividere gli stessi sentimenti. All’altro lato del tavolo, Carolyn tentava inutilmente di placare le ire del Grande Capo, mentre Bernadette, con il cellulare appoggiato stancamente sulla guancia, ascoltava dall’altro capo il telefono di George squillare a vuoto.

Nessuno poteva più nasconderlo: l’ultima stagione di Game of Thrones era stata un completo fallimento, con ascolti tragicamente e inspiegabilmente in calo, che avevano portato HBO a una decisione inconcepibile. La serie era stata sospesa proprio prima dell’epica puntata finale, della durata di nove ore e trentasette minuti, accolta da bordate di fischi nel corso di un’anteprima riservatissima tenutasi in un bunker segreto all’interno di una base missilistica sovietica, il cui accesso si trovava sotto una botola dietro al bancone di uno speakeasy.

Bisognava inventarsi qualcosa per salvare il finale di stagione. D’improvviso la bocca di David si spalancò pur restando muta, i suoi occhi si strizzarono fin quasi a chiudersi, mentre tutto il volto si contorceva come per l’effetto di uno spasmo. Terminato lo sbadiglio, prese la parola:

In questi anni di Game of Thrones (in corsivo nel testo originale, ndr) abbiamo saccheggiato e vilipeso ogni possibile genere narrativo per attrarre più pubblico possibile e propinargli una storia altrimenti assolutamente insipida: fantasy, romanzo storico, western, thriller politico, melodramma, teatro shakespeariano, epica greca. Il tutto per nascondere cosa stavamo realmente facendo: un polpettone soap che nemmeno Dinasty. Ormai ci rimane solo un’ultima cosa da tentare…”.

Il giorno dopo, con un’imponente campagna mediatica, HBO annunciava la svolta epocale che avrebbe rivoluzionato non solo la storia di Game of Thrones, ma di tutta la serialità televisiva. Game of Thrones era pronta a diventare un reality show, nel quale gli spettatori avrebbero votato da casa il vero vincitore e legittimo sovrano di Westeros. Non solo, attraverso una selezione durata cinque mesi (e trasmessa in esclusiva sempre da HBO in una trasmissione dal titolo Saranno regnanti), cinque spettatori potevano partecipare al reality insieme ai veri personaggi della serie.

Alla fine di un’operazione che sarà successivamente descritta da Giampiero Mughini come “una coreografia degna di Albert Speer, che segna un punto di non ritorno per la televisione, per una parte della televisione”, il primo sovrano di Westeros eletto dal televoto fu a sorpresa tal Amintore Bafazzi, un floricultore di Arcinazzo Romano, che – come si scoprì in seguito – aveva acquistato due milioni di tessere telefoniche per votarsi da solo.

Allo scandalo che naturalmente ne conseguì, il titolo di Re di Westeros fu revocato al Bafazzi e assegnato d’ufficio all’Inter, per la gioia di Mughini che, per protesta, si mangiò uno scarpino di Bettega durante una puntata di Tiki Taka.

 

Valerio De Felice

  • Scritto da Valerio De Felice
  • il 08-04-2019
  • in Appunti ,

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